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“Not quite dead yet”, risolvere il proprio omicidio? Jet ha solo sette giorni per farlo!

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Credit: immagine di copertina liberamente estrapolata dal web

Ce… ce l’aveva fatta? Aveva davvero appena risolto il proprio omicidio? – Estratto dal libro

Jet – Margaret, ma nessuno la conosce così – è una normale ragazza di ventisette anni. Sì, la sua famiglia è un po’ eccentrica e sì, la pressione è tanta. In una famiglia dove tutti sembrano vincenti – attenzione, sembrano -, essere un filino indietro rispetto ai programmi che la società ti cuce addosso come un abito scomodo che prude è un fallimento. Una mamma di successo, un padre che ha messo su una società di costruzioni che va alla grande e un fratello che la gestisce in maniera meticolosa. E lei, che ancora invece il senso della sua vita non l’ha granché capito (e chi lo capisce subito immediatamente senza pause, perdio!), è la pecora nera della famiglia. Anche perché, diciassette anni prima, Emily – la loro sorella adorata e anche lei brillante – morì in un tragico incidente in piscina. Jet è quindi la brutta copia di fratello vivo e sorella morta, che credo sia una specie di inferno sulla Terra. Ma il giorno di Halloween qualcosa stravolge tutto: la protagonista di Not quite dead yet di Holly Jackson viene aggredita a casa sua.

Una decisione importante per la protagonista di Not quite dead yet

Le sfondano il cranio con un oggetto contundente, lasciandola lì tecnicamente morta. Ma Jet è viva, salvata per un pelo, sebbene per poco: un aneurisma che incombe sul suo cervello a causa del trauma riportato, unito a una malattia che si porta dietro dalla nascita, le darà solo sette giorni di vita. E Jet, invece di trascorrerli a piangere, be’, decide una cosa: questa settimana in cui è una condannata a morte, in cui cammina sapendo che ogni passo è verso la tomba, lei risolverà l’arcano. Del resto, chi la vuole morta? Chi le ha rotto la testa, colpendola anche quando era già a terra? Non ha nulla da perdere, è combattiva e arrabbiata. Per fortuna il suo amico d’infanzia Billy, che oltretutto l’ha trovata sanguinante e mezzo dal Creatore quella sera, la aiuta in toto. I due, detective improvvisati, hanno un vantaggio non indifferente sulla Polizia: sono coinvolti, lei in prima persona e lui con l’amore che nutre per lei da sempre. E chi li ferma più?

Le indagini

Jet e Billy dovranno mettersi in gioco, smontare ogni alibi, interrogare le persone, non avere paura di fronte a nulla, non fermarsi… e lo fanno. La morte rincorre Jet e lei non fa nulla per sfuggirle. Lo sa, l’ha metabolizzato. Il destino le ha semplicemente dato una seconda opportunità: invece di morire quella sera, senza nemmeno accorgersi di nulla, può finalmente occuparsi di qualcosa. Realizzarsi, nella sua testa. Trovare un senso. E lo fa. Con un’ironia e un coraggio che sarebbe inimmaginabile nella realtà – ma forse dico così perché sono una gran fifona – scava e scopre, analizza e sospira. I due porteranno a galla i segreti di mezza cittadina e Jet comprenderà che la perfezione spesso è solo una invenzione, qualcosa che non esiste, un concetto su cui le persone si cullano perché piace, inebria, ma che non può esistere. Siamo esseri umani, che perfezione potremmo mai avere? E tutti i suoi castelli, be’, cadono.

Un libro che si legge tutto d’un fiato

Allora, sebbene sia un po’ fantasioso in alcune parti, è comunque carino e ricco di suspense. In che senso, direte voi, fantasioso? Be’, Jet ha due possibilità, quando la salvano acchiappandola per i capelli dopo l’aggressione: una di sottoporsi a un intervento con un 10% di riuscita, bassina ma comunque esistente, e l’altra di aspettare che l’aneurisma si abbatta su di lei uccidendola in una settimana… lei sceglie la seconda. Eh, per avere un senso. Per sentirsi finalmente parte di un progetto. Figlia mia, perdonami, 10% mica è proprio proprio uno schifo, magari avresti potuto provare e salvarti. E il tuo omicidio l’avresti risolto dopo, no? No, lei è irremovibile: morirò, pace, l’importante è che questi sette giorni io li trascorra a fare la detective. Comunque, il mondo è bello perché è vario e, ricordiamo, Jet ha battuto la testa… magari è per quello che prende delle decisioni scellerate. Chi lo sa.

Ma comunque è bello e si legge tutto d’un fiato! Difatti, è sicuramente molto interessante, ricco di suspense. Ironico in certe parti, frizzante in altre: comunque prende e prende molto bene. Uno di quei libri che devi, DEVI!, finire. Quindi alla fine della fiera funziona.

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Rotte Letterarie”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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