Pianificavano stupri alle mogli online, l’illusione del letto sicuro: e se il mostro ha le chiavi di casa?

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La vergogna deve cambiare schieramento [“La honte doit changer de camp”] – Gisèle Pelicot

Pensiamo sempre che casa propria sia un luogo sicuro, dove rifugiarci dopo una lunga giornata di lavoro, dopo aver corso per la città, fatto la spesa, ritirato i vestiti in tintoria, aver portato l’auto dal meccanico. Magicamente attraversiamo la soglia del nostro appartamento e lì dentro, racchiuso nelle mura domestiche, troviamo la vita che abbiamo scelto, un po’ caotica, con i figli che devono svolgere ancora i compiti, il marito che lascia aperto il tubetto del dentifricio o la tavoletta del water alzata, ma è la nostra vita.

È fatta di quotidianità, di sicurezza, di amore. Ci abbiamo messo tanto a crearci quel luogo sicuro, non senza fatica, rinunciando anche a un po’ di noi stesse. Probabilmente sognavamo di fare le ballerine, scrivevamo nel diario il nome del nostro personaggio preferito (“team Edward” o “team Jacob”?), oppure abbiamo detto “no” al viaggio con le amiche, perché ci eravamo innamorate di quel ragazzo che poi è diventato nostro marito.

Ma non importa, continuiamo a dirci che, alla fine, siamo felici, magari un po’ stanche, ma felici.

Da Gisèle Pelicot agli stupri online: la vergogna deve appartenere ai colpevoli

Gisèle Pelicot ha trasformato il proprio dolore in un atto di coraggio civile, scegliendo un processo pubblico per ribadire un principio destinato a diventare simbolo: la vergogna appartiene ai colpevoli, non alle vittime

Poi, un giorno, guardiamo distrattamente la TV e sentiamo il nome di Gisèle Pelicot. La guardiamo, una donna anziana che come noi si era costruita una vita semplice, accanto al marito, ai figli, ai nipoti. Ha il volto pieno di rughe, il caschetto con la frangia e da lei ascoltiamo una parola raccapricciante: “Stupro”. Tuttavia, c’è un motivo ben preciso per cui quel volto possiamo osservarlo: Gisèle ha deciso di non stare in silenzio, di non nascondersi. Nella tragedia che l’ha colpita non ha pensato a salvaguardare il suo nome, ma ha deciso di salvare altre donne, vittime come lei di una delle violenze più efferate e brutali che una donna possa affrontare.

Anche Pelicot conduceva una vita apparentemente normale, proprio come la nostra. Pure lei aveva una famiglia, viveva barcamenandosi fra gli impegni quotidiani e un marito che un tempo le aveva giurato di amarla. Quello stesso marito che la guardava negli occhi ogni santo giorno, però, era il suo più feroce carnefice. Era abiezione, era odio, era efferatezza. La drogava a sua insaputa e la vendeva a uomini marci come lui. Quegli uomini entravano nella sua casa, nel suo luogo sicuro, che lei il giorno puliva e sistemava con cura, e la violentavano mentre era priva di sensi.

L’orrore nascosto nella quotidianità: una violenza consumata tra le mura di casa

L’orrore si consumava come se fosse una transazione, una vendita. Gisèle aveva perso il suo status di persona ed era diventata un oggetto, da scambiare e da utilizzare a piacimento di uomini. E le violenze sono durate quasi un decennio. Dieci lunghi anni di abusi, che si sono fermati solo per un caso. Il marito, Dominique, è stato sorpreso a filmare sotto le gonne di alcune donne in un supermercato. Da quell’episodio sono partiti dei controlli che hanno portato a una cartella sul suo computer.

Un file con il nome “abuses”. Una sola parola che conteneva decine di migliaia di foto e video che raccontavano anni di violenze, ai danni di una donna completamente inconsapevole. Successivamente, è stato condannato a vent’anni di reclusione e con lui altri cinquanta stupratori. Gisèle è dunque diventata, suo malgrado, un’eroina dei nostri tempi. Il gesto di condurre il processo a porte aperte ha riscritto il concetto di vergogna. Perché non sono le donne che subiscono a dover nascondersi, ma sono gli uomini che devono pagare per gli abusi e le violenze.

Per me questo processo è il processo alla vigliaccheria. È ora che la società maschilista e patriarcale, che banalizza lo stupro, cambi“, è una fase potente, in un mondo che non riesce ad accettare che le donne vivano per sé stesse e non in funzione di un uomo che le legittimi. E in effetti, quello che sembrava solo un caso isolato ha messo in luce un vero e proprio traffico di immagini, soprattutto fra quelle comunità Incel e misogine in rete. Uomini che drogano e filmano le proprie mogli e compagne e condividevano le fotografie e i video online, o che addirittura ne pianificano le violenze.

Denunciare significa rompere il silenzio, sottrarre potere ai carnefici e dare voce a chi, troppo spesso, è stato costretto a nascondersi

Dal coraggio di una donna a una battaglia di tutte contro la violenza di genere

L’Europol ha effettuato cinquantasette arresti in un’operazione condotta dal 22 al 24 giugno proprio per contrastare le violenze commesse sotto l’effetto di droghe. Donne come voi che leggete e come me, che pensano di vivere una vita normale, ma che condividono il letto con un mostro che crede sia normale diffondere le immagini della propria donna senza consenso e escogitare perfino il modo di compiere ai suoi danni gesti abominevoli.

Donne che lavorano, fanno sacrifici, che hanno sogni, volontà, forza, carattere, che diventano oggetti da manipolare, da vendere, da usare; donne che credono di aver conquistato status e libertà, come voi e come me, che guardano le proprie figlie e sperano che potranno un giorno laurearsi, vivere una vita serena, trovare un lavoro, un posto nella società. Queste stesse donne diventano il divertimento di uomini che le odiano, che non le accettano. Uomini che, nel piegare la volontà delle loro partner, mostrano una debolezza morale e caratteriale.

Dobbiamo essere tutte Gisèle, non perché dobbiamo essere tutte eroine, ma perché dobbiamo cercare la forza di reagire in un sentimento comune di sorellanza, di accettazione, di sostegno l’una con le altre!

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Calabrese di nascita e di temperamento, ha una passione innata per la parola scritta e parlata. Ha fatto dell’arte in tutte le sue sfaccettature la propria ragione di vita. Laureata al DAMS a indirizzo Musica e specializzata in Storia della musica rinascimentale, ha approfondito lo studio del canto, esibendosi in concerti sia come contralto solista sia in coro in tutto il centro e il nord Italia. Ha appreso l’arte del teatro e della danza e ha calcato i più disparati palcoscenici, fino ad arrivare a presentare eventi culturali e dedicati alla moda, soprattutto nel territorio veneto, dove ha vissuto per più di vent’anni. Attualmente è docente e, per dare spazio all’altra grande passione, la politica, fiera Consigliera di opposizione di un piccolo Comune calabrese.

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