«Se non sudi, non ottieni»: un vecchio detto che oggi sembra appartenere a un’epoca remota, quella fatta di mani sporche e dignità pulita. Eppure, c’è ancora chi lo porta cucito addosso come una medaglia. Sonia Borgonovo è una di quelle donne che non rincorrono l’apparenza, ma la sostanza. Cresciuta nel culto della fatica e dell’autonomia, incarna una femminilità granitica, che non ha bisogno di filtri né approvazioni. Mentre fuori impazza la corsa alla visibilità facile e alla bellezza prefabbricata, lei cammina a testa alta, tra il cantiere e lo spettacolo, con lo stesso stile e la stessa forza. Non per dimostrare qualcosa, ma perché certe donne non sanno essere altro che autentiche.
Le dichiarazioni di Sonia Borgonovo: donne di oggi e donne di ieri, cos’è cambiato davvero?
“Io non mi definisco una “donna d’altri tempi”. Ho lo spirito di chi si è sempre adattata al presente, senza però rinunciare a quei valori che sono le vere fondamenta dell’essere donna: dignità, indipendenza, forza d’animo.
Negli anni ’90 ci si sposava presto, tra i 20 e i 30 anni. L’obiettivo? Costruire una famiglia. Anche se le aziende vedevano la maternità come una minaccia e le opportunità lavorative scarseggiavano, noi non ci lasciavamo scoraggiare. Ci si rimboccava le maniche e si andava avanti. Si lottava. Si facevano sacrifici.
Oggi, quel senso del dovere sembra affievolito. Il lavoro duro è diventato una scelta di nicchia. Eppure, ogni mattina, ci sono ancora donne straordinarie che entrano in fabbrica all’alba, silenziose e instancabili. Ma c’è anche una generazione che tende a snobbare la fatica, preferendo percorsi più visibili, più comodi, più “instagrammabili”.
Oggi si aspira a diventare influencer, content creator, personal shopper. E se nel frattempo si incontra l’uomo giusto, che garantisce una vita tra boutique, viaggi e ristoranti… allora sembra che la missione sia compiuta.
Dignità, emotività e concretezza
Ma in questa vetrina luccicante manca qualcosa di fondamentale: la dignità. Manca quel desiderio autentico di essere autosufficienti, di camminare con le proprie gambe, di non dipendere da nessuno. E non parlo solo di indipendenza economica, ma soprattutto emotiva e mentale.
Oggi ci si scandalizza se una donna matura decide di ricorrere a qualche ritocco per piacersi di più. Ma nessuno si allarma abbastanza nel vedere adolescenti – spesso minorenni – che si rifanno labbra, zigomi e sguardi in nome di una bellezza omologata. Qualcosa, evidentemente, è cambiato.

E quella stessa facilità con cui oggi si trova qualcuno che ti mantiene, è la stessa con cui si abbandona tutto alla prima difficoltà. Perché non si è più abituati a lottare per ciò che si vuole. Ogni donna fa le sue scelte, certo. Ma spesso mi capita di essere presentata con la frase: “Lei ha due palle così”. È un modo un po’ crudo, forse poco elegante, ma che in fondo dice molto di me. Non è una questione di genere: è una questione di carattere.
Nella vita si può fare tutto. Lo so bene: porto avanti una doppia vita tra il cantiere e il mondo dello spettacolo, senza mai far mancare nulla alla mia famiglia. Perché non conta solo cosa fai, ma come lo fai. Quando c’è rispetto, etica e impegno, hai già vinto.
Alla fine, voglio dire una cosa a tutte le donne: la femminilità non si compra, non si copia, non si imita. O ce l’hai, o no. Lo stesso vale per il carisma, per il fascino, per il sex appeal. Siamo tutte diverse. Ma ognuna ha dentro di sé qualcosa di unico. L’importante è saperlo tirare fuori e costruirci sopra muri solidi, destinati a restare in piedi anche sotto le tempeste“.
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