Affittasi ampia stanza, uso esclusivo, 500 euro mensili, solo referenziati. Solo uomini, non omosessuali, non stranieri, non cani (sì gatti). Rivolgersi al sig. Benito”.
Così recita un aberrante annuncio apparso nei giorni scorsi fa nella capitale. Sin da subito, non si può fare a meno di notare come il fantomatico “signor” Benito (un nome, una garanzia!) non si faccia mancare proprio niente tra misoginia, omofobia, xenofobia. A cadere vittima dell’allettante, si fa per dire, offerta è Claudio (40 anni) di mestiere massaggiatore, e naturalmente omosessuale. Come potrà mai essere andata a finire?
Affitti negati per la propria sessualità: è giusto?
L’uomo, a quanto pare ignaro delle pretestuose esigenze del locatore, avrebbe portato avanti le trattative per un mese, abbandonando addirittura la sua precedente sistemazione a contratto quasi ultimato. Sfortunatamente, però, è proprio a questo punto che all’aspirante locatario viene domandata un’indiscrezione sul suo orientamento sessuale. Una domanda inopportuna, senza ombra di dubbio, alla quale il diretto interessato decide di rispondere sinceramente, dichiarando la propria omosessualità. In risposta a quella che per il signor Benito dev’essere sembrata un’oltraggiosa rivelazione, la trattativa è saltata all’istante. Ora, i legali di Claudio hanno provveduto a far rimuovere l’assurdo annuncio e si stanno mobilitando per risarcirgli i danni precontrattuali.
A fronte di questa vicenda, gli unici errori che trovo da parte dell’affittuario sono stati quelli di non verificare le richieste seppur immonde dell’annuncio, e di lasciare l’abitazione prima del termine delle trattative. Quello che trovo veramente sconvolgente, invece, è pensare che qualcuno possa negare ad un altro individuo un tetto sopra la testa, senza subire ripercussioni se non un misero risarcimento, per una questione che non dovrebbe proprio avere nulla a che vedere con la locazione.
Vuoto normativo e pregiudizio
Questo caso rientrerebbe nelle cosiddette “discriminazioni illegittime”, (così come vi rientrerebbe il rifiuto di affittare la casa ad una donna), ma a quanto pare non basta perché il sig. Benito riceva alcun aggravante. Questo non è che uno degli innumerevoli episodi accaduti negli ultimi anni, l’ennesimo campanello d’allarme che grida ad una legge che tuteli davvero. È necessaria una norma che regolamenti in maniera più diretta queste operazioni, e che non lasci carta bianca al locatore laddove non è necessario!
In più, al di là del vuoto normativo, viene da domandarsi: fino a quando sarà “normale” che un diritto fondamentale, come quello alla casa, sia vittima di pregiudizi personali? Possiamo davvero accettare che l’orientamento sessuale, il genere o la provenienza diventino criteri di esclusione per accedere a un tetto? E soprattutto: quanto ancora dovremo aspettare perché si fornisca una risposta chiara, forte e vincolante che metta finalmente fine a simili abusi, trasformando le vittime da invisibili a tutelate?
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
