Bambino di 11 anni lasciato a piedi: la cura dei piccoli si misura al costo di biglietti ‘olimpici’?

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Bambino di 11 anni lasciato

A Vodo di Cadore, in provincia di Belluno, un bambino di 11 anni, è stato costretto a scendere dall’autobus perché era in possesso del ticket ordinario da 2.50 euro, percorrendo km tra la neve per raggiungere casa. L’autista ha pensato bene di farlo scendere poiché sprovvisto di un biglietto ‘’olimpico’’, ovvero maggiorato, cioè da 10 euro. Fortunatamente il piccolo, perché di un ragazzino stiamo parlando, un soggetto che sarebbe da tutelare, ha raggiunto casa senza alcun danno grave ma infreddolito e stanco.

Mi sconvolge sempre più la mancanza di rispetto nei confronti dei più deboli. Da mamma, infatti, non mi capacito di quanta leggerezza possa aver avuto il conducente del mezzo per poter decidere così, senza indugio, di lasciare a piedi un bambino. E chissà, forse non ha nemmeno pensato alle conseguenze del suo incauto gesto! Ciò che resta, ad oggi, è tanta amarezza e la voglia di capire meglio cosa è avvenuto. L’incidente, ovviamente, ha attirato l’attenzione dei media, sollevando numerosi dubbi e incertezze sulle normative del trasporto pubblico. Può, nel 2026, accadere una cosa del genere?

Un gesto incauto che poteva costare la vita al bambino di 11 anni!

In seguito alla vicenda, com’è giusto che sia, la famiglia ha sporto querela per abbandono di minore contro Dolomiti Bus e contro l’autista. Di contro, l’azienda ha preventivamente sospeso il suo dipendente, nella speranza di placare le polemiche insorte anche sul fronte politico. Non volendomi addentrare nei tecnicismi politici o legali, la questione merita comunque la giusta considerazione. Trattandosi di minorenne, in effetti, occorrerebbe rivedere le norme sui trasporti da parte dei minori, le responsabilità genitoriali e quelle di terzi.

Sono assai note le notizie ‘’al contrario’’ di conducenti picchiati durante la corsa o di passeggeri aggrediti aspettando un pullman o la metro. Ciò nonostante, servirebbero più controlli e pene severe per chi sbaglia in entrambi i sensi! È fondamentale che vengano adottate misure concrete per migliorare il servizio di trasporto pubblico, soprattutto con una maggiore attenzione alla sicurezza degli utenti.

Essere mamma di ragazzi che utilizzano i mezzi pubblici: una sfida quotidiana

Essere madre di adolescenti che si spostano quotidianamente con i mezzi pubblici è un’esperienza che, sebbene ricca di insegnamenti, porta con sé una serie di sfide che spesso mettono a dura prova la pazienza e la serenità. Ogni mattina, mentre i miei figli si preparano per andare a scuola, mi ritrovo a sperare che il treno o l’autobus siano puntuali, ma la realtà è ben diversa. La cancellazione delle corse e i ritardi sono diventati una costante nella vita quotidiana dei miei ragazzi (e non solo!). Non passa giorno senza che riceva un messaggio che mi avvisa di un treno cancellato o di un autobus in ritardo. Questo non solo crea stress per loro, ma influisce anche sulla mia routine famigliare e lavorativa.

Le volte che posso tornare a casa e preparare loro un pranzo mi avvertono che non torneranno alle 15.00 perché questa è la fascia di orario di rientro, ogni giorno, fuori dalle 7 del mattino, ma alle 17.00 perché la corsa cancellata. Per non parlare della gestione dell’orario scolastico, dei ritardi e delle entrate alla seconda ora, tenendo a portata di mano il cellulare per giustificare, nell’immediato, il ritardo. Una ‘’corsa’’ contro il tempo!!!

Tuttavia, nonostante le difficoltà, riconosco che questa situazione offre finanche opportunità di crescita. I miei ragazzi stanno imparando ad essere più indipendenti e responsabili. Imparano così ad organizzarsi, a pianificare i loro spostamenti e ad affrontare le sfide che si presentano lungo il cammino, proprio come ha fatto il piccolo, grande Riccardo! Del resto queste esperienze, sebbene stressanti, possono contribuire a formarli come adulti capaci di affrontare le difficoltà della vita.

Un epilogo felice per tutti

Nel frattempo, tornando alla vicenda del bellunese, l’autista dell’autobus si è detto profondamente dispiaciuto per l’accaduto. Salvatore Russotto, questo il suo nome, di anni 61, ha dichiarato: “Mi fa male il cuore. Riflettendo a mente fredda, mi rendo conto di aver sbagliato. Rivolgo le mie scuse al bambino e alla sua famiglia.” Ha spiegato che aveva fatto notare al ragazzo un problema con il biglietto, portandolo a scendere dall’autobus nel giro di un minuto. “Sono mortificato, è stato un grave errore da parte mia. Non sono riuscito a dormire tutta la notte. Ripensandoci, avrei preferito pagargli il biglietto piuttosto che lasciarlo fuori con la neve.” Ha infine concluso: “Accetterò senza riserve tutte le conseguenze di ciò che è accaduto.

Dopo queste dichiarazioni, si è giunti all’epilogo finale. Difatti, Russotto ha incontrato i genitori del bambino, i quali hanno ascoltato le sue scuse e, credendo alla sua sincerità, hanno posto fine a questa triste vicenda, lasciandosi alle spalle ogni rancore accumulato. Era loro intenzione accogliere le sue parole e guardarlo negli occhi per capire se si trattasse davvero di scuse sentite. In più, i familiari sono stati sorpresi da una chiamata inaspettata, che ha totalmente ribaltato la situazione, donando a Riccardo anche un po’ di rivincita.

Una rivincita meritata e inaspettata

In particolare, Giovanni Malagò, presidente del CIO e della Fondazione Milano-Cortina 2026, ha contattato la madre per invitare il piccolo a partecipare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. All’inizio era difficile credere che fosse reale, ma Malagò ha confermato direttamente l’invito per Riccardo. Quando lui ha realizzato quanto stava accadendo, è esploso di gioia. Al momento, il ruolo preciso che Riccardo avrà durante la cerimonia non è ancora stato deciso, ma come diceva William Shakespeare:

Tutto è bene quel che finisce bene

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Nata a Noto, paesino della Sicilia Orientale, dove ogni giorno sapeva
di sole, mare e granita alle mandorle. Si trasferisce a Milano nel 2005 per diventare pendolare, precaria e vivere quotidianamente di corsa. Insegna da 20 anni, nell’hinterland milanese, con passione, dedizione
e spirito di sacrificio. Ama cucinare sorseggiando un buon bicchiere di vino, legge per rilassarsi e adora guardare tutti i tipi di film, ad eccezione degli horror. Quando può, viaggia alla scoperta di nuovi tramonti anche se non
le piace prendere l’aereo. Fotografa ogni cosa, anche quelle che possono
sembrare banali per poi chiedersi come mai la memoria del suo telefono
sia sempre piena!

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