Da un po’ di tempo apprendiamo un aumento preoccupante di casi di violenza imputabile a minori, che avvengono sia nelle scuole, sia intorno ai locali della cosiddetta movida, dove per futili motivi avvengono risse e accoltellamenti a volte fatali. L’evento però che fa più discutere in questi giorni per la sua gravità è quanto è avvenuto recentemente in una scuola media di Trescore Balneario (Bergamo), dove uno studente 13enne ha tentato di uccidere la propria insegnante armato di un coltello.
La violenza a cui si è abbandonato il 13enne della provincia di Bergamo è davvero inquietante
Ma ciò che, a mio parere, è inquietante è il fatto che il ragazzino ha filmato tutto tramite il suo cellulare, posizionato sul petto, già dall’ingresso della scuola sino alla fuga, che fallisce perché viene immediatamente bloccato dal personale scolastico e consegnato alle forze dell’ordine. L’insegnante di francese Chiara Mocchi, ferita al collo e all’addome in modo grave, è stata operata ed è per fortuna fuori pericolo. I compagni di scuola descrivono il minorenne, la cui identità rimane volutamente secretata, come un ragazzo chiuso e taciturno, che non aveva amici tra i compagni di classe, ma solo sui social e precisamente su Telegram.
Gli inquirenti iniziano le ricerche per capire le motivazioni di tale gesto e, insieme ad altri indizi, trovano una sua lettera dove, come in una confessione, mette nero su bianco il suo disagio e il fatto di non volere più vivere così; si sente vittima di ingiustizie e mancanza di rispetto da parte della professoressa di francese, che non lo aiuta, e aggiunge che l’unica soluzione è ucciderla, tanto più che “non mi possono processare per motivi della mia minore età”.
È ovvio che ciò che scrive corrisponde a una realtà deformata, che esiste solo nella sua mente. E, come se non bastasse, tempo fa aveva raccontato a un’amica di voler uccidere i genitori, per poi successivamente cambiare idea. Questo ragazzo è malato e aveva bisogno di un grande aiuto psicologico già molti anni fa, ma nessuno se n’è accorto, tantomeno i genitori, che l’hanno lasciato troppo tempo da solo, in preda ai suoi demoni.
Famiglia, scuola e responsabilità: il ruolo degli adulti nella crescita degli adolescenti
La responsabilità di quanto è successo è assolutamente dei genitori, che oltre ad averlo messo al mondo e che dovrebbero conoscerlo meglio di chiunque altro. Come è possibile quindi che oggi i genitori descrivano inizialmente i figli come tranquilli, studiosi e bravi ragazzi, e quando poi apprendono i gravi reati perpetrati dagli stessi manifestino improvvisamente tutto il loro stupore?
Mi chiedo che tipo di rapporto abbiano questi genitori 2.0 con i figli. Purtroppo, da questi fatti si deducono inequivocabilmente rapporti superficiali e mirati ai fabbisogni primari dei figli: l’acquisto del cellulare di ultima generazione quando sono ancora bambini, abbigliamento griffato e ovviamente i costi scolastici; in pratica li assecondano in tutto senza mai avere il coraggio di dire un no. Comprendendo che in alcune famiglie i genitori possano essere super impegnati per la loro attività lavorativa, educare i figli in modo responsabile è molto impegnativo; soprattutto l’adolescenza è il momento più difficile, da cui ci siamo passati tutti.
Non risolveremo nulla se non si interverrà a livello psicologico: i genitori devono cambiare drasticamente il loro atteggiamento e seguire i propri figli in modo più attento, cercando di monitorarli e individuando immediatamente ogni segnale di disagio psicologico per intervenire prima che sia troppo tardi.
Il peso dei social network e la costruzione di una realtà parallela negli adolescenti
Inoltre, un altro elemento che aggrava ulteriormente la situazione sono i social, dove, lo sappiamo bene, vengono esaltate in alcuni siti l’illegalità e le azioni criminali. Spesso infatti gli adolescenti filmano le loro “bravate” sui social per raccogliere i “like” derivanti dalle visualizzazioni, come accaduto anche in questo caso di cronaca. Si crea quindi un “corto circuito” che rende la situazione irrecuperabile. Oggi gli adolescenti e i giovani hanno sostituito la vita reale con la loro attività sui social e quindi non maturano, non crescono nella vita reale, ma in un mondo parallelo.
Alcune scuole infatti hanno proibito l’uso del cellulare durante le lezioni, ma non basta. C’è molto altro da fare: prima di tutto aiutare i genitori a instaurare un rapporto profondo con i propri figli e poi, dal punto di vista legislativo, sanzionare i genitori nei casi in cui il figlio minorenne compia dei reati. La situazione attualmente è gravissima e riguarda un po’ tutti i paesi, non solo l’Italia: i dati ci dicono che i reati compiuti dai minori negli ultimi anni sono in crescita!
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