Donald Trump e l’arresto di Maduro: una violazione della sovranità che mina gli equilibri

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Donald Trump

In una delle operazioni più audaci degli ultimi decenni, il Governo di Donald Trump ha ordinato e completato l’arresto dell’omologo venezuelano Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, dopo mesi di pressione militare ed economica, trasferendoli negli Stati Uniti per essere processati con l’accusa di narcotraffico e terrorismo internazionale, tra le altre. Trump ha descritto l’operazione come un «successo strategico», paragonabile per audacia a blitz come quello su Soleimani nel 2020.

La forza senza la giustizia è tirannica; la giustizia senza la forza è impotente — Blaise Pascal

La svolta degli USA di Donald Trump: cosa è successo quella notte?

Secondo fonti attendibili, l’operazione militare ha visto l’uso coordinato di forze speciali e mezzi aerei in una azione chirurgica notturna nella capitale venezuelana, con esplosioni e caos nelle prime ore. Maduro e la moglie sono stati catturati mentre dormivano e portati fuori dal Paese verso New York, dove affronteranno il loro processo.

Un evento che ha lasciato interdetta l’opinione pubblica mondiale, e sul quale sia cittadini che politici di altri Paesi hanno avuto parecchio da dire. In effetti, il blitz condotto nei giorni scorsi contraddice decenni di norma internazionale secondo cui un capo di Stato non può essere catturato da forze straniere senza un mandato internazionale esplicito. Il che, evidentemente, segna una rottura senza precedenti nelle relazioni diplomatiche moderne.

Quali sono le ragioni ufficiali avanzate da Washington?

Una giustificazione per l’operazione andrebbe, perlomeno secondo le intenzioni ufficiali, ricercata nella volontà di perseguire Maduro per crimini gravi e per porre fine ad un regime che gli USA descrivono come corrotto e antidemocratico. Trump stesso ha inoltre insistito sul fatto che, senza giustizia internazionale, i leader responsabili di crimini transnazionali non possono sfuggire alla legge soltanto perché sono al potere.

Quali sarebbero le reazioni internazionali?

Alcuni membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno respinto l’azione come una violazione della sovranità venezuelana e del diritto internazionale. La retorica anti-interventista cresce soprattutto tra stati che temono un precedente per future azioni simili. In più, il governo venezuelano ha definito l’azione un’“aggressione militare gravissima”. Al contempo, alcuni governi della regione – storicamente critici nei confronti di Maduro mantengono un profilo più cauto di fronte alle implicazioni di uno scontro aperto con Washington.

Negli Stati Uniti l’operazione ha suscitato applausi tra i sostenitori di Trump e dei falchi della politica estera, mentre critici sia a sinistra sia a destra​ esprimono preoccupazione per la legittimità legale e per il possibile inasprimento delle tensioni internazionali.

Conseguenze geopolitiche e strategiche: la ridistribuzione delle risorse energetiche

Il Venezuela possiede una delle riserve di petrolio più grandi al mondo. Dopo l’arresto di Maduro, Washington ha annunciato l’intenzione di sfruttare e controllare l’industria petrolifera venezuelana e di dirigere parte della produzione verso gli USA, con forti implicazioni per il mercato globale dell’energia e per la concorrenza con Russia e Cina.

Rischio di instabilità regionale

L’azione militare potrebbe innescare ondate di instabilità politica, insurrezioni interne in Venezuela e contraccolpi in altri paesi dell’America Latina, soprattutto tra quelli preoccupati da un possibile ritorno di interventismo statunitense diretto. Quindi anche il diritto internazionale è sotto pressione? Ebbene, la cattura di un capo di Stato straniero da parte di un altro Stato pone domande profonde sulla validità degli strumenti internazionali di giustizia, sulla sovranità degli Stati e sui limiti dell’uso della forza in nome della legge.

Questo evento potrebbe ridefinire come e quando le potenze globali intervengono contro leader considerati criminali. L’arresto di Nicolás Maduro segna una delle svolte più radicali nell’arena internazionale degli ultimi decenni. Se da un lato alcuni vedono in questa mossa un atto deciso contro la corruzione e il crimine transnazionale, dall’altro si apre una profonda crisi di legittimità nel sistema
delle relazioni internazionali. Il mondo sta osservando non solo il destino di Caracas, ma la possibile nuova architettura delle regole globali, dove decisioni unilaterali mettono in discussione il diritto internazionale e la sovranità. La storia, ancora una volta, è in movimento.​

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Nato a Reggio Calabria nel 1972, è un consulente tecnico esterno al Senato della Repubblica, membro della Segreteria di Stato, consulente tecnico per le ambasciate italiane all'estero, Presidente e Fondatole dello Sportello Unico che raggruppa varie associazioni di disabili in tutta Italia. Attualmente, è anche Presidente dell'associazione nazionale "Itaca"

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