Fallire per crescere: ma perché la sconfitta fa paura? Il valore del fallimento in un’epoca in cui lo si teme

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Pamela Grecchi
Pamela Grecchi

Credo che solo una cosa renda impossibile la realizzazione di un sogno: la paura di fallire – Paulo Coelho.

Mio figlio è stato bocciato all’esame di terza media – inizia così lo sfogo di una mamma sui social – e noi per una settimana siamo stati scioccati“. Non era da bocciare, chiosa Pamela Grecchi, conosciuta su TikTok come CHRisMOM. L’indignazione è data dal fatto che il ragazzo avesse “solo” tre insufficienze – matematica, geografia, inglese – e alcune note sul registro (come specifica lei stessa, per qualche aeroplanino e qualche pallina lanciata, qualche e-mail inviata ai compagni etc). Sì, insomma, nulla di che, sostiene lei. I professori, dall’altra parte, hanno giustificato la zucca con l’importanza di “dare una lezione” al ragazzino, ma è stato proprio questo a far andare su tutte le furie mamma Pamela: “Non aveva voglia di studiare,” ammette, precisando che tuttavia “i risultati li portava”.

Il valore del fallimento

Si sa, quando si carica un video su internet, spesso si dà vita a una catena di “cooosa?” e “sono d’accordo”. Il popolo del web, quando chiamato a dare un parere, è un giudice duro.

Insomma, il reel ha creato un putiferio mediatico pazzesco, con la gente che si è divisa – anche se prevale chi fa notare che con tre insufficienze gravi e diverse note di condotta fosse giusta la bocciatura – tra pro e contro la mamma-influencer. Ma soprattutto questa vicenda ha puntato i fari su un quesito che è molto, troppo importante: che adulti siamo se non sappiamo insegnare ai nostri ragazzi il valore di una sconfitta? Che genitori siamo se non riusciamo a far comprendere ai nostri figli che dalle cadute si può sempre imparare qualcosa? Che persone siamo se diamo sempre la colpa a qualcun altro?

Fallire per crescere: la società del successo ha bisogno anche di ginocchia sbucciate

È inutile negarlo: la nostra società ci vuole sempre perfetti, performanti, sfavillanti. E chissà perché ma il concetto di successo è totalmente slegato (agli antipodi persino) da quello della sconfitta/fallimento. Eppure, se ci si pensa, sono complementari: raramente nella storia del mondo c’è stata una scoperta partorita al primo colpo, bum, così, senza errori. Come se si potesse cambiare il mondo con un tentativo solo, quello fortunato. Sì, in questo mondo dove dobbiamo sempre essere fighi, “in”, cadere non è contemplato. Si vuole la vetta, ma per arrivarci nessuno è disposto a mettersi gli scarponi e a sbagliare sentiero almeno una volta. Eppure, come fa notare anche Joseph Loscalzo (direttore del Department od Medicine Brigham e women’s hospital Harvard medical School) in un editoriale proprio su questo argomento, nel campo delle scienze il fallimento è assolutamente un mezzo per raggiungere il risultato desiderato:

Il tasso di fallimento clinico per i farmaci che entrano nei test di fase 2 è stato segnalato essere dell’81% per i 50 composti illustrativi che sono entrati nei test clinici tra il 1993 e il 2004.”

È proprio questo del resto il concetto: fallire non deve essere considerata una vergogna, ma un modo per arrivare a quello che si desidera, al risultato agognato.

La parola alla psicologia

La psicologia è unanime: il fallimento è una componente molto importante per la crescita di un individuo, favorisce apprendimento e resilienza. Le teorie sono concordi, cadere mette in moto delle risorse del nostro cervello incredibili: favorisce il problem solving  la regolazione emotiva, permette una riorganizzazione del sé. Non è il fallimento a danneggiare una persona, ma è l’incapacità di tollerarlo, di accettarlo, di abbracciarlo. Reggere la frustrazione di un errore fatto è nientepopodimeno che una competenza educativa, e si inizia a imparare da bambini.

Ecco perché i genitori che hanno così tanta paura che i figli sbaglino o che non accettano le loro sconfitte (dando la colpa, come in questo caso specifico, a terzi) fanno dei danni: questi ragazzini diventeranno adulti ansiosi, poco autonomi, che non sapranno reggere lo stress e la frustrazione. Adulti ancora bambini.

Abbraccia il fallimento e riparti da lì

E allora sapete che vi dico? Abbracciatelo stretto, il concetto di fallimento – sia quello vero, un errore fatto, sia quello falso e percepito dalla società –, perché altro non è che un trampolino di lancio per qualcosa di meraviglioso. E non fatevi bloccare dalla paura di sbagliare: l’errore è parte di noi. Uscite dagli schemi, vivete a mille: una sola ne abbiamo, di vita, lo sbaglio più grosso è sprecare le occasioni per paura di cadere. Dichiaratevi a chi amate, se non è amore corrisposto sopravvivrete.

Una settimana di pigiama dentro i calzini e di gelato scadente e tutto passa. Cambiate lavoro, se non siete felici. Sì, anche se è un indeterminato e tutta la vostra famiglia penserà che siete matti, che siete – per l’appunto – dei falliti. E non abbiate paura di lanciarvi in nuovi, entusiasmanti progetti: se andrà male saprete leccarvi le ferite e ripartire da zero, con l’entusiasmo di chi ha voglia di fare, di chi è artefice del proprio destino, di chi non ha paura di bruciare perché è dalle ceneri che rinascono le fenici più luminose. E che sia benedetto il caro vecchio “o la va, o la spacca”.

Cambiate carriera universitaria, se non siete convinti. E se mancano pochi esami alla laurea in Giurisprudenza ma a voi terrorizza pensarvi avvocati e vi vedete in una classe di liceo a spiegare Kant, consci di essere portati per questo e questo solo, mollate tutto e iscrivetevi a Filosofia. Guai a voi se badate a chi vi dice che siete – e si torna lì – dei falliti se non vi laureate: se il vostro sogno è fare i ballerini di tiptap correte a scegliere le scarpe.

Tutto serve per imparare a stare al mondo

Un esame andato male? Pazienza, andrà meglio la prossima volta: armatevi di evidenziatori e, su, coraggio, chini sulla scrivania. Un progetto consegnato che ha fatto storcere il naso al capo? Valutate la situazione, guardate con occhi critici e se davvero è, be’, un pochino scarso, partite dal principio per fare meglio.

E con i figli abbiate il coraggio di fare lo stesso. Un esame di terza media andato male, con tre insufficienze e diverse note di cattiva condotta? Figlio mio, riparti da qui per fare meglio. Nella scuola oggi, nella vita reale domani.

Saranno adulti migliori, quelli che sono stati istruiti a prendere la sconfitta e a ripartire da lì con grinta e tenacia. Adulti che non si fanno piegare dallo stress, dall’ansia e che non ascoltano troppo la pressione della società. Adulti, appunto, di successo perché si è vincenti quando si sa perdere. Con dignità e una lezione imparata.

Perché che persone siamo se non sappiamo accettare quello che è un meccanismo così naturale e così funzionale alla nostra crescita sana?

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Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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