Gino Paoli, l’ultimo romantico che ci ha insegnato a restare umani

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Gino Paoli

Con Gino è stato un amore che non è mai finito, si è solo trasformato

Con queste parole la compianta Ornella Vanoni era solita ricordare il suo amato Gino Paoli. Difatti, ci sono uomini che segnano una vita e artisti che definiscono un’epoca, mentre ci sono altri che attraversano il tempo lasciando una traccia più sottile, ma al tempo stesso più profonda, quasi invisibile: quella delle emozioni. E lasciatecelo dire, il cantautore genovese era fra questi. Venuto a mancare oggi, martedì 24 marzo, alla veneranda età di 91 anni, non ha mai avuto bisogno di gridare per farsi ascoltare: bastava una melodia essenziale, una frase sospesa, e dentro c’era già tutto: l’amore, la noia, il desiderio e persino la malinconia!

Con la sua morte non perdiamo soltanto un grande del panorama discografico nostrano, ma anche (e soprattutto) un modo di intendere la musica come atto intimo, quasi privato, che per un misterioso paradosso diventa universale. Le sue canzoni, da Il cielo in una stanza a Sapore di sale, non erano costruite per piacere, ma accadevano e proprio per questo erano in grado di resistere alla prova più dura, ossia quella di restare, perché hanno il rarissimo privilegio di non appartenere al tempo in cui sono state scritte, ma a quello in cui vengono ascoltate.

Gino Paoli: ultimo testimone di una stagione irripetibile

Paoli è stato uno degli ultimi testimoni di una stagione irripetibile, quella della cosiddetta “scuola genovese”, dove la canzone italiana ha smesso di essere intrattenimento per diventare racconto, letteratura, confessione. In quel laboratorio emotivo, fragile e potentissimo, la vita non veniva abbellita, ma veniva semplicemente raccontata nella più cruda delle realtà, senza filtri né abbellimenti. Spesso faceva male, certo, ma perlomeno era vera. Ma era vera.

Un po’ come lo è stato il suo rapporto con la nostra amata Ornella. Il loro non fu un amore come tanti altri, ma fu una delle più grandi storie sentimentali della musica italiana, vissuta tra passione, distanza e inevitabili incompiutezze. Vanoni non è stata solo una compagna, ma una voce che ha saputo incarnare perfettamente l’universo emotivo di Gino. Le sue interpretazioni hanno dato carne e respiro a parole che, sulla carta, erano già intensissime, e insieme hanno costruito un immaginario fatto di notti lunghe, silenzi pieni, desideri mai del tutto risolti. E chissà, magari è proprio questa irrisolutezza il punto. Paoli non ha mai cercato la perfezione nei rapporti, né nella musica. Cercava la verità e la verità, si sa, è quasi sempre imperfetta. Il loro legame è rimasto nel tempo come una ferita luminosa, un qualcosa che non si assopisce, ma che continua a respirare!

Uomo capace di ironia e disincanto

E così oggi, mentre si moltiplicano i ricordi e le celebrazioni, con il rischio di trasformarlo in un monumento, faremmo tutti bene a rammentare che Paoli è stato, fino all’ultimo, un uomo in movimento, pieno di contraddizioni, capace di ironia e disincanto. Uno che non ha mai smesso di guardare il mondo con curiosità, addirittura quando sembrava aver già visto tutto. E in un tempo in cui ogni cosa si consuma troppo in fretta, i suoi testi e le sue melodie di spingono a rallentare, ad ascoltare, a sentire davvero. E forse è questo il suo lascito più grande: averci insegnato che la musica non serve a dimenticare la vita, ma a viverla fino in fondo, specialmente quando fa male!

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