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Le professioni vanno e vengono: quando il progresso non può assicurarci stabilità assoluta

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Professioni

Nelle scorse settimane avevamo parlato, se ben ricordate, di tutte quelle abilità che nel mondo moderno si stanno progressivamente perdendo: capacità che, per quanto ora possano sembrarci insolite, un tempo erano all’ordine del giorno e costituivano un autentico patrimonio comune che teneva insieme un gran numero di persone. Certo, si trattava pur sempre di abilità pratiche piuttosto semplici e banali, ma che nel tempo sarebbero divenute ostiche ai nostri occhi, così tanto da spingerci a lasciarcele alle spalle piuttosto che continuare a coltivarle. Proprio per questo, nella speranza di poter concludere il discorso avviato non molte rubriche fa, oggi parleremo di tutti quei lavori che oramai non esistono più, di quelle professioni che stanno lentamente scomparendo e di quelle che, almeno secondo i cosiddetti ‘grandi analisti’, saranno le mansioni più richieste in futuro.

Dai mestieri dimenticati alle professioni in declino

A prima vista, riflettendoci, pare che appartengano ad un mondo diverso dal nostro, uno di quelli che si possono incontrare solamente tra le pagine di un buon romanzo o fra una scena e l’altra di una qualche serie televisiva in costume. Eppure, strano a dirsi, erano parte integrante della quotidianità fino a non troppi anni fa e scandivano i ritmi di intere comunità. Ma allora perché non ve n’è più la men che minima traccia? E perché le poche rimaste andranno incontro allo stesso inesorabile destino? Beh, la risposta è abbastanza ovvia.

Quei lavori che non aspetteremmo

Basti pensare alla figura dello svegliatore (e in Inghilterra è esistita fino agli anni ’70!), ossia a colui che aveva il compito di svegliare le persone, bussando alle finestre delle case con un lungo bastone ogni mattina, all’ora concordata. Dopodiché, si sa, sono arrivate le sveglie e da quel momento nessuno è mai più riuscito ad essere puntuale! Oppure, una volta c’era il tagliatore di ghiaccio che, ben prima dell’avvento dei frigoriferi, estraeva a mano il ghiaccio dai laghi o dai fiumi ghiacciati, lo intagliava e lo immetteva sul mercato.

C’era pure il lettore di fabbrica, un uomo pagato per leggere ad alta voce romanzi e giornali agli operai che lavoravano nelle fabbriche, una mansione che a mio avviso dovrebbe essere ripristinata, specie nelle sale di chi come Giuseppe Valditara ritiene che i “classici” non siano più buoni a niente! O ancora, l’accenditore di lampioni, che ogni sera, al tramonto, percorreva le strade della città con un’asta lunga per accendere uno ad uno i lampioni a gas e che all’alba ripassava per spegnerli. E infine, per chi non lo sapesse, nelle grandi città dell’Ottocento esisteva perfino il cacciatore di topi (il più famoso era Jack Black, alle dipendenze della Regina Vittoria), un vero professionista che catturava topi vivi, allevava quelli dalle colorazioni più particolari e li vendeva come animali domestici. Un mestiere assurdo, non c’è che dire, ma al quale pare sia da ricondurre “l’invenzione” del ratto domestico!

Opportunità o soltanto l’ennesima illusione?

Insomma, quelli sopraelencati sono solo cinque degli innumerevoli mestieri ampiamente diffusi in passato, dei quali non si poteva fare a meno e di cui adesso non se ne sa più nulla. Un po’ ciò che accadrà a quei lavori odierni che, stando a quel che riporta il World Economic Forum, risultano terribilmente in calo e diventeranno sempre meno richiesti. Tra questi, per citarne qualcuno, figurano l’impiegato postale, il cassiere di banca, l’addetto all’inserimento dati, il cassiere alle biglietterie, il segretario, il tipografo, il magazziniere, il contabile, l’impiegato assicurativo, il perito, i venditori porta a porta e via dicendo. Anche queste professioni che fino all’altro ieri ritenevamo indispensabili, ma alle quali, con ogni probabilità, dopodomani non attribuiremo più alcun indice di imprescindibilità.

Il futuro è già qui, è solo distribuito in modo non uniforme — William Gibson

I lavori del futuro?

E quindi, quali saranno quelle che plasmeranno il nostro futuro? Ebbene, a giudicare dalle stime, i ruoli che stanno già registrando un notevole tasso di crescita sono l’esperto in Big Data, l’ingegnere di tecnofinanza, lo specialista in intelligenza artificiale, lo sviluppatore software, l’analista di sicurezza informatica, gli esperti di archiviazione dati, lo specialista in veicoli elettrici autonomi, il designer, gli autisti per servizi di consegna e il data analyst. Si tratta, in larga parte, di lavori fortemente dipendenti dalla tecnologia e dall’informatica.

Ma siamo davvero sicuro che possano essere le mansioni del futuro? D’altronde, abbiamo visto in più di un’occasione come, alle volte, sia sufficiente spegnere un interruttore, in senso letterale o metaforico, per paralizzare un intero sistema. Possiamo davvero affermare che garantiranno maggiore stabilità e sicurezza rispetto a quelle attuali o, a voler fare un’iperbole, rispetto alla solidità che caratterizzava i mestieri di un tempo? E siamo certi che, nel giro di pochi anni, l’Intelligenza Artificiale, che continua a svilupparsi ad una velocità a dir poco sorprendente, per non dire preoccupante, non finirà per farle cadere, al pari delle altre, nel cesto delle cose di cui non abbiamo più bisogno?

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Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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